Lo sport come ponte tra culture: Abodi incontra i giovani del Roma Club Gerusalemme
Il Ministro Abodi ha incontrato ha incontrato allo Stadio Olimpico di Roma i ragazzi del Roma Club Gerusalemme, in visita nella Capitale nell’ambito del tradizionale tour culturale e sportivo organizzato annualmente dall’associazione.
Le due squadre presenti a Roma sono composte da 34 ragazzi, tra cui 11 giovani palestinesi e, per la prima volta, una ragazza che ha scelto di prendere parte al viaggio insieme ai suoi compagni, diventando simbolo concreto dell’inclusione e del coraggio che animano il progetto educativo del Club. Nel corso dell’incontro, il Ministro si è confrontato con i giovani partecipanti sul valore dello sport come strumento di coesione, dialogo e crescita condivisa.

Quello di Gerusalemme rappresenta il primo Roma Club dell’intero territorio asiatico. Fondato nel 1998, il club è diventato nel 2008 anche una scuola calcio capace di coinvolgere ogni anno tra i 350 e i 400 ragazzi dai 5 ai 15 anni. Dal 2012 organizza inoltre a Roma il “Torneo Internazionale dell’Amicizia e dell’Inclusione”, iniziativa che vede la partecipazione delle proprie squadre, di una Academy dell’AS Roma e di altre realtà sportive italiane, con l’obiettivo di promuovere integrazione, socialità e conoscenza reciproca attraverso il calcio.
Le squadre del Roma Club Gerusalemme riuniscono ragazzi provenienti da contesti culturali, etnici e religiosi differenti — ebrei, musulmani, cristiani, israeliani e palestinesi, armeni ortodossi, etiopi e sudanesi — uniti dalla comune passione per il calcio. Allenandosi e giocando insieme, i giovani partecipanti sperimentano quotidianamente il valore del confronto e della convivenza, contribuendo a superare barriere e pregiudizi attraverso il linguaggio universale dello sport.
L’incontro ha rappresentato un’importante occasione per ribadire come lo sport possa essere un autentico ponte tra popoli e culture. In questo contesto si inseriscono le parole di Abodi:
Iniziative come questa rappresentano uno straordinario esempio di come lo sport possa diventare un linguaggio universale di rispetto e di pace. Vedere ragazzi di culture, religioni e provenienze diverse allenarsi, crescere e condividere esperienze insieme significa dare concretezza ai valori più autentici dello sport, al di là delle parole di circostanza che non sempre trovano attuazione concreta e convinta. In un tempo segnato da divisioni e conflitti, il loro percorso dimostra che il dialogo si costruisce anche attraverso un pallone, il gioco di squadra e la capacità di riconoscere nell’altro una persona con la quale convivere nella società, prima ancora di avvertire qualsiasi differenza. A questi giovani va il nostro incoraggiamento, così come il ringraziamento a chi, ogni giorno, rende possibile questo progetto educativo e sociale di straordinario valore civico e morale, al quale rinnovo ogni mio supporto.